L’Iran boicotta il voto. Vince un falco. Che farà Biden?


 
Il conservatore Ebrahim Raisi superfavorito alle presidenziali iraniane. Ma il Paese, disilluso e schiacciato da sanzioni americane e corruzione, diserta le urne. Raisi esprime il “deep state” e il mondo clericale sciita ultraconservatore. Che farà ora Biden? Userà il punto debole dell’alta astensione per chiedere concessioni al nuovo leader? Una cosa è certa: nell’ottica della nuova contrapposizione con la Cina l’Iran è essenziale per l’Occidente. A Checkpoint l’analisi del prof. Pejman Abdolmohammadi, docente di storia e politica del Medioriente all’università di Trento. In chiusura di puntata, la giornata di un bambino palestinese nel quartiere conteso di Sheikh Jarrah a Gerusalemme. Conduce Ilario Piagnerelli.

La Tunisia in rivolta: le rivendicazioni e la sorveglianza

La Tunisia è nel pieno di una crisi istituzionale, economica – con il turismo paralizzato dal covid, la disoccupazione alle stelle e il debito pubblico che ha raggiunto il 100% del PIL – e sociale. Da giorni sono in corso proteste contro la violenza impunita della polizia e le crescenti minacce alla libertà di espressione. Ad accendere la miccia sono stati un video in cui si vedono alcuni agenti aggredire e umiliare e un ragazzo e la morte di un uomo mentre era in custodia della polizia ma le ragioni sono molto più ramificate – ha spiegato a Checkpoint Leila Belhadj Mohamed, attivista con una profonda conoscenza del Paese, ricordando anche il doppio ruolo dei social media, che sono sia strumento di denuncia che di repressione. Al centro della puntata anche il ritorno in Costa d’Avorio dell’ex presidente Laurent Gbagbo e la morte di Kenneth Kaunda, primo presidente dello Zambia.

 

A Ginevra l’incontro del disgelo

E’ stato un incontro pragmatico e costruttivo quello tra il presidente Usa Joe Biden e il suo omologo russo Vladimir Putin a Ginevra, in Svizzera. Nessuna svolta nei rapporti tra le due potenze, ma primi passi avanti su temi come il controllo degli armamenti nucleari, il ritorno dei rispettivi ambasciatori e l’apertura di un dialogo sulla sicurezza informatica. Posizioni inconciliabili invece sul tema dei diritti umani, che gli Usa, ha detto Biden, porteranno sempre al tavolo dei negoziati. Con l’inviata a Ginevra Emma Farnè, la cronaca dello storico faccia a faccia. Con Federico Rampini (La Repubblica) e Sergio Paini, corrispondente Rai da Mosca, analizziamo i retroscena, le parole, il linguaggio del corpo dei due leader.

Conduce Ilario Piagnerelli.

 Ungheria vieta contenuti omosessuali

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​​​​​​​Con 157 voti favorevoli e uno solo contrario il Parlamento ungherese ha approvato una legge che ha lo scopo di vietare l'”incoraggiamento” dell’omosessualità tra i minori.  Una delle cause della legge anche la non florida situazione demografica nazionale che ha visto la popolazione ungherese scendere a meno di dieci milioni di abitanti. Secondo stime dell’OCSE, sono circa un milione di connazionali di Viktor Orbán emigrati all’estero tra il 2008 e il 2018. Parliamo con Massimo Congiu curatore dell’Osservatorio Sociale Mitteleuropeo

E poi: Grande attesa per il vertice Biden-Putin a Ginevra. Parliamo con la nostra inviata Emma Farne’

Conduce Marina Lalovic

Inghilterra rinvia le riaperture di un mese

​​​​​​​Continuano a crescere nel Regno Unito i casi legati alla variante Delta. Rinviate le riaperture in Gran Bretagna di quattro settimane. Ne parliamo con Daniele Fisichella, giornalista in collegamento da Londra

E poi: Il G7 in Cornovaglia; accordo tra i leader anche sulla promessa di un miliardo di vaccini supplementari contro il Covid-19 da distribuire nei Paesi meno ricchi nei prossimi mesi. I vaccini saranno distribuiti maggiormente tramite il programma Covax.

Mentre un video dimostrerebbe che l’Istituto di virologia di Wuhan, in Cina, aveva pipistrelli vivi in gabbia e il virus sarebbe perciò sfuggito al laboratorio, ipotesi ripetutamente smentita dalle autorità cinesi. Parliamo con Nicoletta Dentico, responsabile del programma Salute Globale della SID, Society for international Devolpment

Conduce Marina Lalovic

Tigray: la carestia come arma di guerra?

Oltre il 90% della popolazione del Tigray ha bisogno di aiuti alimentari – di loro almeno in 350 mila sono allo stadio più grave di carenza di cibo. A dirlo è l’ONU che stima che oltre 1,2 milioni di abitanti della regione (6 milioni in totale) si trovi in zone in cui gli operatori umanitari non hanno accesso. Abbiamo analizzato come, dal conflitto di novembre (dichiarato concluso dal governo di Addis Abeba) siamo arrivati a questa crisi: gli attori in campo – il premier Abiy Ahmed, il TPLF, il dittatore eritreo Isaias Afewerki – e i loro interessi. “Questa situazione ci dice molto del premier Abiy Ahmed ma anche che la storia si ripete – ha spiegato a Rainews24 Uoldelul Chelati Dirar, professore di Storia e Istituzioni dei Paesi Africani all’Università di Macerata – anche nella carestia degli anni 80 gli aiuti sono diventati armi umanitarie”.

La scelta di Biden

Il presidente americano Joe Biden ha scelto l’Europa per il suo primo viaggio all’estero. Ha incontrato il primo ministro britannico Boris Johnson per firmare un nuovo Patto Atlantico. Il primo viaggio del suo mandato durerà otto giorni: parteciperà al G7 in Cornovaglia; lunedì e martedì sarà a Bruxelles per partecipare al vertice Nato e per incontrare i leader Ue; mercoledì infine a Ginevra vedrà il presidente russo Vladimir Putin. Riunire le democrazie del mondo è il messaggio del presidente americano. Ne parliamo con Mario del Pero, docente di Storia Internazionale e storia della politica estera statunitense all’Institut d’études politiques/SciencesPo a Parigi.

E poi: Russia, le organizzazioni di Navalny sono dichiarate fuori legge in quanto “estremiste” da un tribunale russo: gli attivisti che ne fanno parte non potranno così candidarsi a cariche pubbliche e rischiano pesanti condanne. Una legge che arriva a meno di una settimana dell’incontro fra il presidente russo Putin e Joe Biden a Ginevra. Ne parliamo con Rosalba Castelletti, giornalista di Repubblica

Conduce Marina Lalovic

Via dall’Afghanistan

0909

Dopo vent’anni di missione, si ritirano le forze Nato dal Paese, comprese quelle italiane. Con oltre 240mila morti, donne sotto attacco e una forte instabilità, l’Afghanistan non è rinato. E il suo futuro è incerto.

Ospite Huma Saeed, ricercatrice dell’Università di Loeven e il generale Vincenzo Camporini, consigliere scientifico Iai ed ex capo di Stato maggiore dell’Aereonautica militare e della Difesa.

Conduce Emma Farnè

Mladic. Ergastolo definitivo al boia di Srebrenica

Il Tribunale dell’Aja ha confermato oggi in appello la condanna all’ergastolo per Ratko Mladic, 78 anni, l’ex comandante delle forze serbo-bosniache durante la guerra nell’ex Yugoslavia. In questo modo la sentenza emessa nel 2017 – per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra – diventa ora definitiva. Mladic, soprannominato il “macellaio della Bosnia”, è stato considerato responsabile dell’assedio di Sarajevo e della strage di Sebrenica, nel 1995, definita un genocidio dal tribunale internazionale. Biden plaude alla conferma della condanna. Giustizia è fatta dunque, ma a che punto è la riconciliazione tra la componente musulmana e quella serba della Bosnia Erzegovina? E come è stata accolta la notizia in Serbia? Fare i conti con il passato è essenziale per guardare al futuro, che per entrambi i Paesi e per la regione balcanica in generale si chiama Unione europea. Il punto con Marina Lalovic, collegata dall’Aja, e Ivan Vejvoda, politologo e diplomatico serbo. Conduce Ilario Piagnerelli.

L’incerto destino dei calciatori di Bengasi

E’ conosciuta come «la strage di ferragosto». Una storia che ci porta nel 2015.

Fra i migranti a bordo anche 4 libici partiti da Bengasi, condannati a 20 e 30 anni di carcere a Catania come assassini e trafficanti di migranti, adesso indicati come vittime di un clamoroso errore giudiziario «perché rivendicano di essere solo i calciatori in cerca di fortuna.

Ne parliamo con Claudia Gazzini, International Crisis Group che ha incontrato alcuni di loro nel carcere di Caltagirone

Conduce Marina Lalovic