Clima. Forse stavolta si fa sul serio

Il nuovo corso della lotta al surriscaldamento globale lo inaugura Joe Biden su Twitter: “L’America è tornata”. Rientrati nell’Accordo di Parigi sul clima nel primo giorno della nuova presidenza, gli Stati Uniti riuniscono un vertice virtuale di 40 leader mondiali e annunciano un colossale taglio del 50-52% di emissioni entro il 2030. “E’ il decennio decisivo”, dice Biden. Entro il 2050 sia Unione europea sia Stati Uniti raggiungeranno la neutralità carbonica, cioè emissioni virtualmente zero grazie a un mix di massiccia riduzione di gas serra e misure compensative. Obiettivo che la Cina raggiungerà un decennio più tardi, nel 2060, dopo aver segnato il picco di emissioni nel 2030. Gli esperti chiedono di fare di più, perché tali impegni sono sufficienti a limitare l’aumento di temperatura a +2 gradi rispetto all’era pre-industriale e non a 1,5 gradi in più come chiede l’Onu per avere effetti negativi ancora gestibili. Anche per questo l’attivista Greta Thunberg ci tiene a far sentire il fiato sul collo ai grandi e nel suo video-messaggio dice: “Non siamo così ingenui da credere che il tutto possa essere risolto da Paesi e aziende che si prefiggono target vaghi, distanti e insufficienti senza alcuna pressione da parte dei media e della gente”.  In questa puntata Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club e direttore della rivista QualEnergia, fa un bilancio su questa nuova fase. Conduce Ilario Piagnerelli.

La condanna di Chauvin servirà a cambiare il sistema?

A quasi un anno dalla morte di George Floyd è arrivato il verdetto di condanna dell’agente che per oltre 9 minuti gli ha premuto un ginocchio sul collo, Derek Chauvin – colpevole di avere usato contro di lui una violenza spropositata e ingiustificata provocandone la morte. “Non possiamo fermarci qui” ha detto il presidente Joe Biden mentre è stata aperta un’inchiesta federale sulla polizia di Minneapolis. Per capire l’impatto di questa sentenza abbiamo intervistato Alex Mingus – attivista di Minneapolis, che durante quest’anno ha partecipato alle proteste e alla protezione della comunità nera della città, che si sentiva sotto attacco: “E’ sicuramente un momento di svolta – ci ha detto – ma non riesco a definirmi contento per la sentenza perché so che la lotta contro il razzismo sistemico negli Stati Uniti è ancora lunga”. Angelica Pesarini, sociologa di NYU, ha analizzato il riflesso del movimento Black Lives Matter in Europa e in particolare in Italia: “Da un lato è stato importante vedere persone scendere in piazza per questo motivo ma dall’altro è anche importante chiedersi perché qui ad esempio l’uccisione di persone come Soumaila Sacko o Idy Diene non sia stata ricordata allo stesso modo”.

Conduce Veronica Fernandes

La geopolitica della Super Lega

Dodici club europei di calcio, 6 britannici, 3 italiani e 3 spagnoli, hanno raggiunto un accordo per la creazione della Superlega Europea, una nuova competizione calcistica infrasettimanale governata dai Club Fondatori e indipendente dalla UEFA. Una decisione che spezza il mondo del calcio e dello sport e che apre un caso politico, etico ed economico per il calcio europeo.

Ne abbiamo parlato con Nicola Sbetti, storico dello Sport, insegna Storia dell’educazione fisica e dello sport all’Università di Bologna, autore di Giochi diplomatici. Sport e politica estera nell’Italia del secondo dopoguerra (2020, Ludica: collana di storia del gioco)

Inoltre: L’agente Derek Chauvin condannato per l’omicidio di George Floyd. Colpevole per tutti e tre i capi di accusa.

Ne abbiamo parlato con Mario Del Pero, Sciences Po Parigi e Antonio di Bella, corrispondente Rai dagli Usa

Conduce Marina Lalovic

 La battaglia di Navalny

Le autorità carcerarie russe confermano che Alexei Navalny, il principale oppositore del presidente russo Vladimir Putin, è stato trasferito in un ospedale per detenuti che si trova vicino alla città di Vladimir, meno di 200 chilometri a est di Mosca.  Secondo le autorità  le sue condizioni sono state definite soddisfacenti. Il suo staff definisce la nuova colonia penale un centro di tortura. Mercoledì 21 aprile si attendono le più grandi proteste in Russia in sostegno all’oppositore russo. Quali sono i possibili prossimi scenari sul caso Navalny?

Parliamo con Mattia Bagnoli, capo sede dell’Ansa da Mosca e autore di Modello Putin. Viaggio in un Paese che faremmo bene a conoscere (People, 2021).

Conduce Marina Lalovic

QUANTO CONTANO NEI PROCESSI I VIDEO DELLE BODYCAM DELLA POLIZIA?

Adam Toledo, 13 anni, è stato ucciso da un agente di polizia mentre aveva le braccia alzate, pochi secondi dopo essere stato fermato. Ancora una volta si dimostrano

cruciali le immagini: quelle girate con il cellulare, come nel caso di George Floyd, quelle delle telecamere di sorveglianza o delle bodycam degli agenti, come in questo caso.

“Immagini dolorose da guardare – ha commentato la sindaca di Chicago Lori Lightfood ricordando la lunga storia della brutalità della polizia e il trauma delle comunità che ne sono vittima.

Abbiamo chiesto a Regina Hernandez – avvocatessa di Chicago che da anni si occupa di questi casi – che impatto hanno questi video nei processi e perché siano ancora così pochi gli agenti che vengono condannati.

I vincitori del World Press Photo

Sono stati annunciati i vincitori della 64esima edizione del World Press Photo, il più importante concorso di fotogiornalismo al mondo. A vincere i due premi più importanti il World Press Photo of the Year e il World Press Photo Story of the Year, sono stati rispettivamente il fotografo danese Mads Nissen e l’italiano Antonio Faccilongo. Nissen ha vinto con la foto The First Embrace, che mostra un’anziana abbracciata da un’infermiera in una casa di riposo per la prima volta dopo mesi a San Paolo, in Brasile.

Faccilongo ha vinto con il progetto Habibi, un reportage sul contrabbando di sperma nelle carceri israeliane da parte di famiglie palestinesi che vogliono preservare i loro diritti riproduttivi. Lorenzo Tugnoli dell’agenzia Contrasto ha vinto il primo premio nella categoria Spot News, Storie, per le sue foto dell’esplosione nel porto di Beirut, in Libano, nell’agosto 2020.

Parliamo con Antonio Faccilongo e con Lorenzo Tugnoli
Conduce Marina Lalovic

Afghanistan addio

L’annuncio ufficiale del presidente Joe Biden è arrivato: entro l’11 settembre, a 20 anni esatti dall’attacco alle Torri Gemelle, gli Stati Uniti completeranno il ritiro dall’Afghanistan: “E’ giunto il momento di scrivere la parola fine – ha detto – abbiamo raggiunto i nostri obiettivi dieci anni fa con l’uccisione di Bin Laden”. Cosa significa per l’Afghanistan? E’ stato un successo o un fallimento? Aumenta il rischio terrorismo? Nella prima parte della trasmissione Huma Saeed, ricercatrice del Sant’Anna di Pisa ci ha aiutato a rispondere a queste domande e a delineare un futuro per il Paese. Focus della seconda parte il processo a Derek Chauvin per l’omicidio di George Floyd, entrato nella terza settimana –Camila Bernal, giornalista della CNN che lo segue dal primo giorno ci ha aggiornato sulle ultime testimonianze e sull’impatto che sta avendo sul pubblico. C’è grande attesa per il verdetto, quei 9 minuti in cui l’agente ha premuto il ginocchio sul collo del 46enne afroamericano sono diventati simbolo della violenza della polizia e del razzismo sistemico. Con Marta Ciccolari Micaldi, giornalista ed esperta di letteratura statunitense, abbiamo raccontato come questi temi e la loro decostruzione entri nell’immaginario collettivo attraverso libri, podcast e media.

Videosorveglianza. Storica sentenza in Cina


 
Qualcosa si muove sul rispetto della privacy in Cina. Un tribunale ha dato ragione a un docente universitario, Guo Bing, che nel 2019 aveva fatto causa al safari park di Hangzhou per l’utilizzo di camere a riconoscimento facciale. Dovrà essere risarcito e i suoi dati andranno cancellati. Tuttavia Guo Bing farà ricorso perché la corte non ha accettato un’altra sua richiesta: informare gli utenti delle registrazioni video. La notizia è stata data anche dai giornali ufficiali. Con Simone Pieranni del Manifesto ci chiediamo se qualcosa stia cambiando nella strategia di controllo totale perseguita da Pechino con enormi investimenti tecnologici. In chiusura di puntata, la prima parte del reportage esclusivo della CNN dal Myanmar, Paese sprofondato nei disordini dopo il colpo di stato militare. L’inviata Clarissa Ward deve arginare l’invadenza della guida locale assegnatale dalle autorità, il cui scopo è manipolare e orientare il lavoro della giornalista. Nonostante il tentativo di censura, saranno i birmani stessi ad avvicinarsi alla telecamera e a denunciare la repressione, a rischio della propria vita. Conduce Ilario Piagnerelli.

Vaccini. E’ ora di cedere i brevetti?

Mentre la campagna vaccinale arranca, in Europa e in quasi tutto il mondo, aumenta la pressione sulle case farmaceutiche perché cedano i brevetti in modo da permettere di produrre di più e in più Paesi. Capofila India e Sudafrica, due terzi dei Paesi membri dell’Organizzazione mondiale del commercio si sono pronunciati a favore della sospensione della proprietà intellettuale. Una misura giustificata da considerazioni di ordine etico, economico e, non ultimo, dalla grande quantità di denaro pubblico che “Big Pharma” ha ricevuto dai governi di tutto il mondo per lo sviluppo dei vaccini, come spiega Nicoletta Dentico, giornalista esperta di diritto della salute. L’inviata Marina Lalovic ci porta in Serbia, Paese al centro delle cronache per la sua ampia disponibilità di vaccini, da quelli occidentali a quelli russi e cinesi, offerti anche agli stranieri. Infine un’esclusiva CNN dalla rovente regione ucraina del Donbass, ai cui confini Mosca sta ammassando migliaia di truppe, ufficialmente per un’esercitazione. In trincea tra i soldati, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj: “Mosca può colpire da un momento all’altro”, dice al reporter.

Conduce Ilario Piagnerelli

Russia-Ucraina: rischio escalation nel Donbass

A sette anni dall’inizio dei primi scontri armati a Donbass, nell’est dell’Ucraina, si intensificano le attività militari su entrambi i lati. Il pericolo di un conflitto aperto tra Russia e Ucraina sembra di nuovo all’ordine del giorno.

Quali sono le cause di questa nuova escalation e perché proprio ora?

Ne parliamo con Oleksey Bondarenko, ricercatore esperto di Ucraina, Russia, Asia Centrale e dello spazio post-sovietico, Università di Kent (GB)

Conduce Marina Lalovic