Francesco in Iraq, dove mai nessun Papa è arrivato

“Basta violenze, estremismi, intolleranze”. Il messaggio del Pontefice nell’Iraq martoriato, per una visita di tre giorni in una terra mai toccata da un Papa. Gli equilibri nella regione con l’analisi di Younis Tawfik. Il reportage da Baghdad con l’inviata Lucia Goracci. E la storia di uno dei pochi cristiani tornati a Mosul, tra le macerie lasciate dall’Isis. Conduce Emma Farnè

Vaccini. Gli errori Ue, l’altolà di Draghi

Riempie le prime pagine di tutto il mondo lo stop all’esportazione, deciso dal governo, di 250mila dosi di vaccino AstraZeneca infialate ad Anagni (FR) e destinate all’Australia. A permetterlo è un nuovo regolamento europeo: gli stati membri possono agire in tal senso quando le società farmaceutiche non rispettano gli impegni presi con l’Unione. Ma sotto accusa c’è anche Bruxelles e il contratto stipulato con il colosso farmaceutico anglo-svedese, che sarebbe sbilanciato a favore dell’azienda. La pensa così la nostra ospite Nicoletta Dentico, esperta di politiche sanitarie. In questa puntata anche l’inchiesta esclusiva della CNN “Massacre in the Mountains”, che pubblichiamo in quanto partner italiani, su una strage di civili nella regione ribelle del Tigray, in Etiopia. La denuncia dell’emittente Usa ha fatto partire una inchiesta Onu.

Le sanzioni alla Russia ma gli affari continuano?

Dopo l’Ue anche Washington impone le sanzioni contro la Russia. Nel mirino sette alti funzionari e quattordici aziende russe con l’accusa di stare dietro all’avvelenamento di Alexei Navalny. Ma gli affari continuano come quello della costruzione del gasdotto Nord stream 2 che dovrebbe collegare la Russia e la Germania evitando l’Ucraina. Quanto il completamento di questo gasdotto mette in difficoltà la Germania? La sua interruzione sarebbe un vero colpo per il Cremlino? Ne abbiamo parlato con Anna Zafesova, giornalista La Stampa e con Tommaso Pedicini, caporedattore di Radio Colonia

Conduce: Marina Lalovic

Myanmar: protesta continua

A un mese dal colpo di stato, la polizia del Myanmar ha sparato contro i manifestanti scesi di nuovo in piazza in diverse città: secondo l’Alto commissariato Onu per i diritti umani, almeno 18 persone sono state uccise. Quali posizioni prenderanno le grandi potenze e in primo luogo la Cina rispetto alla crisi birmana? Inoltre siamo andati a Hong Kong dove 47 attivisti sono stati accusati di sovversione in base alla nuova legge sulla sicurezza nazionale. Cosa significa questa ulteriore stretta della Cina per Hong Kong?

Ne abbiamo parlato con, Simone Pieranni, giornalista de Il Manifesto, fondatore di China Files e autore di “Red Mirror. Il nostro futuro si scrive in Cina” (Tascabili Laterza, maggio 2020)

Conduce: Marina Lalovic

Piattaforme contro editori. Chi ha ragione?

Il parlamento australiano ha approvato una legge che costringe i colossi del web a pagare gli editori per i contenuti condivisi attraverso le loro piattaforme: un modello che potrebbe presto essere replicato in Europa. Prevede accordi economici tra aziende come Google e Facebook e gli editori, ma è tutto da vedere quanto potere negoziale avranno questi ultimi. “Ormai non sono più gli editori, ma l’algoritmo, a decidere la gerarchia delle notizie”, dice Walter Quattrociocchi, esperto di analisi dei dati dell’università La Sapienza. Conduce Ilario Piagnerelli.

0 vaccini per la Moldavia in bilico fra Ue e Russia

 
Andiamo alle porte dell’UE nel paese che non ha bisogno di lottare per la distribuzione dei vaccini perché non ci sono. La Moldavia, 3.5 milioni di abitanti, 1 milione vive all’estero. Scossa nel 2015 da una frode bancaria che fece sparire un miliardo di dollari, pari a circa il 15 percento del Pil. La sua fragile economia si regge principalmente sulle rimesse dell’oltre 40 percento della popolazione emigrata all’estero in cerca di migliori condizioni di vita. Covid 19 lascia nel limbo anche colf e badanti bloccate fra la scelta di salvare il posto di lavoro o tornare in famiglia e perderlo. Per capire la situazione sanitaria del paese parliamo con Ludmila Furtuna, dottoressa in collegamento da Chisinau

Conduce: Marina Lalovic

Milizie e miniere. La terra che ha ucciso l’ambasciatore

“Se l’Africa fosse una pistola, il Congo sarebbe il grilletto”, disse l’antropologo Frantz Fanon. E il grilletto del Congo, rilancia Jean-Leonard Touadi, è il Nord Kivu. Il politologo, giornalista e scrittore ci racconta quanto sia instabile e pericolosa questa regione dei Grandi laghi, dove hanno trovato la morte l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista del convoglio Mustapha Milambo. Sebbene il governo locale abbia subito puntato il dito contro i ribelli ruandesi, sono decine i gruppi armati capaci di un gesto del genere. E’ l’eredità di una guerra praticamente infinita, in una terra che fa gola a molti per le sue risorse preziose. Conduce Ilario Piagnerelli.

Dimenticare una strage, ricordare il carnefice

In Etiopia Yekatit 12 – la data nel calendario etiope che corrisponde al 19 febbraio – si commemora il massacro di Addis Abeba compiuto dal regime coloniale italiano: almeno 30 mila persone uccise in tre giorni di terrore nel 1937, una rappresaglia per il fallito attentato a Rodolfo Graziani, già noto come il macellaio del Fezzan e promosso vicere. In Etiopia è una giornata di lutto nazionale, in Italia è una data dimenticata e la proposta di legge di trasformarla in giorno della memoria delle vittime italiane del colonialismo è finita nel nulla mentre ad Affile resta in piedi il monumento dedicato al principale responsabile della strage, Graziani. Dagmawi Yimer – regista etiope che da anni vive a Verona e ha dedicato la maggior parte dei suoi documentari alla memoria e alle migrazioni – spiega le conseguenze di questa rimozione nella politica di oggi. Francesco Strazzari – docente della Scuola Superiore Sant’Anna – traccia un parallelo con le atrocità jihadiste.

Spose dell’ISIS: vittime o carnefici?

Omicidi ed esecuzioni all’interno del campo profughi di Al Hol, nel nordest della Siria: a Checkpoint Sara Montinaro – scrittrice e attivista per i diritti umani, che ha più volte operato nel Rojava e nel Kurdistan iracheno – racconta la vita delle mogli e dei figli dei miliziani dell’ISIS, con le incognite sul loro futuro

Conduce Ilario Piagnerelli

Repubblica Centrafricana: perché la Russia vuole mettere le mani su un Paese allo stremo

L’esercito governativo riesce a mantenere il controllo della capitale Bangui solo grazie al supporto delle forze di supporto inviate dal Rwanda e dalla Russia – il tornaconto è economico e passa principalmente dallo sfruttamento delle risorse minerarie. Il resto della Repubblica Centrafricana è in mano ai ribelli che hanno chiuso l’unica via da cui è possibile fare arrivare cibo e beni di prima necessità. Risultato: i prezzi dei generi sono triplicati e – come ci ha raccontato Filippo Rossi, tra i pochi giornalisti ad essere entrato nel Paese – migliaia di persone riescono a fare un pasto solo ogni due giorni. Mentre qui l’emergenza Covid passa in secondo piano, nel vicino Camerun – governato dal Paul Biya, 88 anni, il leader africano da più tempo al potere – è diventato l’ennesimo strumento di repressione del dissenso. Lo ha spiegato Ilaria Allegrozzi, ricercatrice senior di Human Rights Watch, che a causa dei suoi report di denuncia delle violazioni di diritti umani è stata bandita dal Paese.