Da Hong Kong a Minsk, in piazza per la libertà

A Hong Kong centinaia di persone hanno sfidato il divieto della polizia, schierata con 7.000 agenti, di commemorare il massacro di Piazza Tienanmen. Ma la prima volta in 32 anni nessuno ha potuto avvicinarsi a Victoria Park, dove da tradizione gli attivisti pro-democrazia dell’ex colonia ormai sempre più cinese, si riuniscono nell’anniversario. Intanto in una sconcertante intervista alla tv bielorussa, l’oppositore Roman Protasevich, fatto arrestare dal presidente Aleksandr Lukashenko dirottando un volo Ryanair, confessa diversi reati e in lacrime dice che smetterà di interessarsi di politica. Parole quasi certamente estorte sotto minaccia. Con Giovanna Botteri, corrispondente Rai da Pechino, e con Orietta Moscatelli, analista di Limes, il racconto di due storie parallele.

Conduce Ilario Piagnerelli.

La Colombia ancora in piazza. Le ragioni del malcontento

Ancora manifestazioni con migliaia di persone in Colombia. Le richieste sono reddito minimo, opportunità per i giovani, e che cessi la violenza della polizia. I disordini vanno avanti da due mesi e sono iniziati con le riforme tributaria e sanitaria volute dal governo di Ivan Duque. E’ esploso un malcontento che covava almeno dal 2019, ci spiega Francesco Bogliacino, economista dell’Universidad Nacional de Colombia. In questa puntata, anche il racconto esclusivo dell’inviato della CNN Nic Robertson a bordo di un’aerocisterna dell’aviazione americana impegnata in una mega-esercitazione NATO in corso nei cieli europei. Lo scopo: mandare un messaggio a Putin sulle capacità di difesa dell’Allenza.

Conduce Ilario Piagnerelli

Raqqa dopo l’Isis

La ricostruzione delle donne

Sopravvissuta allo Stato Islamico, alle violenze, ai bombardamenti della coalizione a guida statunitense, Raqqa tenta di rialzarsi. E quelle donne che prima non potevano neanche cantare o mostrarsi in pubblico, ora ricoprono ruoli nell’amministrazione.

 

Ospite Benedetta Argentieri, giornalista e regista.

Conduce Emma Farnè

Israele: tutti gli ostacoli del nuovo governo

31

Trattative per il nuovo esecutivo israeliano vicine a una svolta. Si lavora per rafforzare un accordo che unirebbe partiti politicamente agli antipodi: si prospetta la fine di un’era che dura da 12 anni, quella di Netanyahu.

Gaza: geografia della ricostruzione. La particolare configurazione della Striscia rende difficili i progetti di recupero degli edifici danneggiati o distrutti durante la guerra.

Ospiti: Menahem Gantz, consulente di comunicazione e Francesco Chiodelli, professore associato di geografia urbana dell’Università di Torino.

Conduce Emma Farnè

Il virus uscito da un laboratorio? Non è più un tabù

28

l presidente Biden ha ordinato alle agenzie di intelligence Usa di riferirgli nei prossimi tre mesi se il virus del Covid-19 possa essere emerso per la prima volta in Cina da una fonte animale o da un incidente di laboratorio. L’inchiesta dell’OMS, fortemente condizionata dalla Cina, si è infatti conclusa in un nulla di fatto; al mercato di Wuhan il virus non è mai stato isolato e ancora si cerca l’animale intermedio tra il pipistrello e l’uomo. Nel frattempo sono emersi molti elementi sulle attività dell’istituto di virologia della città cinese, sorta di capitale mondiale degli studi scientifici sui coronavirus dei pipistrelli. Fonti di intelligence americana hanno rivelato che tre ricercatori di quel centro si ammalarono con sintomi compatibili con la malattia. Ma solo una nuova indagine sul campo può dare una risposta definitiva, ed è fuori discussione che Pechino ne autorizzi una nuova, per giunta a stelle e strisce. Il ministero degli Esteri cinese ha già risposto: gli Stati Uniti vogliono solo attaccarci. E intanto Facebook non censura più gli articoli sull’origine “artificiale” della pandemia: una parziale riabilitazione per Donald Trump, che sin dall’inizio aveva puntato il dito contro le opacità del Dragone. Facciamo il punto con Claudio Pagliara, Federico Rampini e Lisa Iotti. Conduce Ilario Piagnerelli.

Ruanda. Mea culpa di Macron: “Ma non fummo complici”

Responsabilità sì, complicità no. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha riassunto così il ruolo del suo Paese nel genocidio dei Tutsi, avvenuto in Ruanda nel 1994. “Sono qui al vostro fianco, con rispetto e umiltà, per riconoscere le nostre responsabilità”, ha detto Macron in una visita ufficiale a Kigali, capitale ruandese. L’inquilino dell’Eliseo ha sottolineato che Parigi “non è stata complice” di quel massacro di oltre 800 mila persone, anche se “di fatto restò al fianco di un regime genocidario”. L’obiettivo di Macron è normalizzare le relazioni tra i due Paesi “dopo 27 anni di una distanza amara, di incomprensioni e tentativi di riavvicinamento sinceri ma senza successo”. Alla fine di marzo una commissione presieduta dallo storico Vincent Duclert, istituita da Macron nel 2019 per analizzare il ruolo svolto dalla Francia nel genocidio, ha consegnato il suo rapporto finale nelle mani del presidente. A Checkpoint l’analisi di Mariastella Rognoni, docente di storia e istituzioni dell’africa all’università di Firenze, e di Emmanuel Dupuy presidente dell’istituto Prospettive e sicurezza in Europa. Conduce Ilario Piagnerelli…

Il caso Bielorussia

Un aereo dirottato su Minsk, l’arresto di un giornalista dissidente e della sua fidanzata: la Bielorussia è come una “Corea del Nord”, denuncia la leader dell’opposizione in esilio. Ma per il presidente Lukashenko, Viktor Protasevich “è un terrorista”. Intanto la tv di Stato bielorussa difende l’ultimo dittatore d’Europa. E definisce i Maneskin “pervertiti, omosessuali, degenerati”.

Ospite Ekaterina Ziuziuk, presidente dell’associazione dei Bielorussi in Italia, Supolka.

Conduce Emma Farnè

George Floyd, la memoria e le riforme


 
Ad un anno esatto dall’uccisione di George Floyd a Minneapolis l’agente Derek Chauvin, che per oltre 9 minuti gli ha premuto un ginocchio sul collo, è stato condannato (sentenza rarissima: il 99% non viene nemmeno incriminato). 30 stati americani hanno approvato riforme della polizia che riguardano soprattutto l’abolizione delle manovre di soffocamento e la regolamentazione dell’uso della forza. Manca ancora però una legge federale – che Biden avrebbe voluto vedere oggi – e i dati ci dicono che le vittime della violenza della polizia sono aumentate rispetto allo scorso anno. Claudio Pagliara, corrispondente da New York, traccia un bilancio di questo anno: dalla politica al movimento Black Lives Matter. Ndack Mbaye, giurista, ci aiuta a capire perchè la nostra opinione pubblica dia più rilevanza al razzismo (e alle sue vittime) negli Stati Uniti che al razzismo in Italia.

Africa Mediata

Rainews ha mostrato in anteprima il report realizzato da Amref insieme all’Osservatorio di Pavia: analizzando il lavoro dei media italiani emerge che la copertura del continente è scarsa, stereotipata e piegata ad una prospettiva eurocentrica. Si parla molto di Nord Africa, di terrorismo, di migrazioni e di carestie, quasi mai di Africa Centrale e Orientale. I quotidiani dedicano in media una notizia ogni 10 all’Africa nel suo complesso, i tg l’1,6% della programmazione in prime time (con Rainews, unica eccezione, sopra il 3%). Che effetti ha questo tipo di narrazione sulla società civile? Quali sono le conseguenze della esclusione della complessità? Ne abbiamo parlato con Guglielmo Micucci, direttore di Amref, Paola Barretta dell’Osservatorio di Pavia, Ada Ugo Abara di Arising Africans (e curatrice di una rassegna stampa alternativa) Leaticia Ouedraogo, attivista e autrice di una serie di rubriche su Instagram, Matteo Fraschini Koffi, giornalista freelance in collegamento da Dakar e Massimo Bernardini, giornalista e autore televisivo.

Migranti a Ceuta, alle radici di un’emergenza

Il dramma umano delle migliaia di migranti respinti a Ceuta, l’enclave spagnola in Marocco. E le ragioni della tensione tra Madrid e Rabat. “Non ci faremo ricattare” ripete il governo spagnolo. A Checkpoint parla di crisi diplomatica tra i due paesi l’ambasciatore del Marocco in Italia, Youssef Balla. Tra i temi di scontro ci sono le cure garantite in Spagna al leader del fronte Polisario, che reclama l’indipendenza del Sahara occidentale. Un territorio conteso, retroterra dell’ennesima crisi migratoria che scuote l’Europa. L’opinione del giornalista spagnolo Enric Juliana del quotidiano La Vanguardia. Da Ceuta gli aggiornamenti dell’inviato Ilario Piagnerelli.

Conduce Daniele Lorenzetti